Fasano – Questo il contenuto della nota stampa del consigliere comunale Leo Deleonardis:
«A Fasano si consuma l’ennesima pagina di una politica stanca, arrivata ormai al capolinea.
Il Sindaco appare, ancora una volta, stretto tra compromessi e condizionamenti interni, specialmente da parte di quei consiglieri civici che — almeno sulla carta — dovrebbero rappresentare l’ala moderata della coalizione. Al contrario, emerge chi orienta di fatto gli atti consiliari condizionando la vita politica dell’ultimo decennio, e chi, pur di compiere il “salto di qualità”, sembra disposto a rinnegare campagne elettorali e impegni presi con gli elettori.
In questo quadro, il PD appare in evidente affanno: osserva e subisce, senza riuscire a proporre un progetto politico chiaro per il futuro prossimo. La sensazione diffusa è quella di un partito più preoccupato di preservare i propri equilibri interni che di rappresentare davvero la città.
Non siamo più nel campo della “politica alta”, ma in quello dei personalismi e dei piccoli calcoli di posizione. Per questo, vorrei richiamare l’attenzione del gruppo consiliare “Fasano Continua” (già “De Caro Presidente”, oggi “Prossima”) sul tema della collegialità: da troppo tempo i cittadini percepiscono che le sigle e i giochi di potere contino più delle decisioni prese alla luce del sole.
L’assessorato all’Urbanistica, guidato dall’assessore Pagnelli e sostenuto politicamente dai Consiglieri Bianco, Pignatelli e Albanese, sta portando avanti il PUG con modalità che molti percepiscono come poco condivise e prive di un reale confronto. Su uno strumento così decisivo non bastano atti formali: serve una discussione ampia, trasparente e con la piena tracciabilità dei processi decisionali.
Sarebbe inoltre opportuno fare chiarezza sulle dinamiche del mercato immobiliare locale (curioso, ad esempio, approfondire le compravendite del biennio 2024/2025). In assenza di trasparenza, è inevitabile che si alimentino dubbi.
Un ringraziamento va alla dott.ssa Donatella Martucci che, con compostezza e serietà, ha gestito progetti importanti. Non le si può attribuire la colpa di ogni scelta contestata — come la pista ciclabile — che è invece frutto di decisioni politiche e tecniche corali. La città la considera una professionista seria, preparata e benvoluta, e molti hanno apprezzato il lavoro che ha svolto da assessora. Proprio per questo, a molti cittadini non è sembrato che il problema fossero le sue capacità, ma piuttosto dinamiche interne che, alla fine, l’hanno lasciata ai margini.
Sui giornali locali si legge che la dott.ssa Donatella Martucci sarebbe stata “sfiduciata” dal suo stesso gruppo consiliare, quello guidato dall’assessore Pagnelli e dal Consigliere Bianco. È una scelta che lascia sbigottiti e che ribalta ogni logica istituzionale: di norma è il Sindaco a decidere le sorti di un componente della Giunta, ma qui le gerarchie appaiono clamorosamente invertite. È il gruppo di Pagnelli a dettare l’agenda e a condizionare il Sindaco, il quale sembra ormai ridotto a ratificare decisioni prese altrove.
Eppure, le voci di corridoio erano state chiarissime: nel mirino delle critiche interne non c’era solo la Martucci, ma anche l’assessora al Demanio e Vicesindaca, l’avv. Luana Amati, esponente di punta del PD. Il dato politico che emerge è quasi paradossale: il gruppo Pagnelli ha avuto la forza di “scaricare” un proprio assessore, ma viene da chiedersi: per fare cosa?
Non siamo dinanzi a una reale valutazione dell’operato amministrativo, ma a un mero gioco di equilibrismo dove presumibilmente l’assessore Pagnelli agisce da dominus assoluto. Se il Sindaco non è più libero di difendere i propri assessori o di applicare lo stesso metro di giudizio a tutte le forze della maggioranza, allora il problema non riguarda più una singola delega, ma la tenuta democratica e politica dell’intera amministrazione.
È evidente che, dopo le elezioni regionali, l’assessore Pagnelli sia diventato il vero punto di riferimento — il “deus ex machina” — di questa amministrazione su tutte le partite chiave. Colpisce, in questo scenario, il silenzio assordante della maggioranza: l’impressione è che, mentre un solo uomo decide i destini della Giunta, le altre componenti politiche siano scivolate in una posizione di passivo adattamento, rinunciando a ogni reale confronto alla pari.
L’aspetto forse più inquietante che emerge da questo scenario è il timore che Fasano stia perdendo la propria bussola politica. Spero vivamente di sbagliarmi, ma quello che sembra profilarsi all’orizzonte è un pericoloso trasferimento di consensi verso altri comuni della provincia di Brindisi, orchestrato proprio da quello stesso gruppo e dalle stesse persone che oggi tirano le fila dell’amministrazione.
Alle regionali abbiamo assistito a un gioco di prestigio elettorale: figure di facciata che dichiaravano fedeltà ai candidati locali, mentre nei fatti dirottavano i propri voti altrove. Non è chiaro perché stia succedendo, ma l’effetto è sotto gli occhi di tutti: stiamo svendendo la nostra identità politica fasanese, quella tradizione di serietà e radicamento che ci ha sempre contraddistinto, e lo stiamo facendo senza nemmeno accorgercene.
Se Fasano smette di essere il fine ultimo dell’azione politica per diventare una semplice pedina in scacchiere provinciali o regionali mossi da pochi, allora il declino è già iniziato. Mi auguro che questo mio timore venga smentito dai fatti, ma il silenzio delle altre componenti della maggioranza e la sottomissione al “dominus” di turno lasciano presagire un futuro in cui la nostra città conterà sempre meno.
Un sincero in bocca al lupo va all’avv. Cecilia Saladino, chiamata a entrare in un contesto complesso e a farlo in tempi strettissimi. Da settembre la città sarà già in campagna elettorale: sarà l’occasione per capire chi vorrà davvero metterci la faccia e chi, invece, continuerà a nascondersi dietro equilibri di palazzo e un perbenismo di facciata che i cittadini giudicano ormai con estrema severità».


