Fasano – Lo scorso 30 maggio sono formalmente scaduti i termini perentori di 5 giorni concessi dall’Ordinanza sindacale n. 000215 ai privati per la definitiva messa in sicurezza dello stabile di Via Mosca devastato da un grave incendio. Constatato il silenzio e l’immobilità dell’amministrazione locale alla data di scadenza, questa mattina la promotrice del Comitato dei Residenti, Aurora Scollo, ha depositato un durissimo e reiterato atto di significazione, diffida e messa in mora. L’esposto-denuncia, indirizzato a Ministero dell’Interno, Prefettura e Procura della Repubblica di Brindisi, è stato notificato in copia anche alla Corte dei Conti, a tutti i Capigruppo Consiliari del Comune di Fasano e agli organi tecnici come ASL, ARPA, Vigili del Fuoco e Protezione Civile. L’atto esige con assoluta urgenza l’attivazione dei poteri sostitutivi, la nomina di un Commissario ad acta e la convocazione di un Tavolo d’Ordine Prefettizio. «Di fronte al silenzio del Comune, abbiamo individuato le interlocuzioni dirette con il Viceprefetto e con il Gabinetto del Ministero dell’Interno a Roma», spiega la promotrice Aurora Scollo. «Sul tavolo ci sono rischi enormi: omissione d’atti d’ufficio, crollo colposo, disastro ambientale. Il dubbio imponeva un intervento immediato; per questo l’esposto depositato oggi esige un Tavolo d’Ordine d’urgenza e la nomina di un Commissario ad acta».
A pochissimi minuti dall’invio telematico del dossier a tutte le autorità e dall’individuazione dei referenti governativi romani e provinciali, si è registrato un immediato e positivo colpo di scena sul posto: i proprietari privati e la ditta edile incaricata si sono presentati sul cantiere per avviare le attività propedeutiche. Lo sviluppo è accolto con favore dal Comitato, che vede finalmente scardinata l’inerzia materiale dei mesi passati, ma la vigilanza resta altissima. I cittadini chiedono ora massima trasparenza per comprendere l’esatta tipologia di lavori che la ditta andrà a eseguire, mantenendo intatta la pressione politica sulla proposta di perequazione compensativa depositata sui banchi del Comune. «Poco dopo aver inviato il dossier alla Corte dei Conti e in copia a tutti i Capigruppo Consiliari, c’è stato il colpo di scena: i privati e la ditta edile sono arrivati sul posto», dichiara Aurora Scollo. «È un segnale straordinariamente positivo che apprezziamo moltissimo e che dimostra che la nostra mobilitazione sta portando frutti concreti per l’intero quartiere. Siamo pronti a collaborare pienamente con la proprietà e con i loro tecnici per facilitare il loro lavoro. Ma dobbiamo essere lucidi ed estremamente attenti: ora bisogna capire con precisione la tipologia di lavori che la ditta andrà a eseguire. Chiediamo trasparenza totale sui progetti di puntellamento o di eventuale demolizione, che deve avvenire in totale sicurezza per la salute di tutti».
Il Comitato sottolinea che l’arrivo dei mezzi operativi è un passo fondamentale, ma l’evoluzione del sito deve essere monitorata passo dopo passo dalle autorità sanitarie e tecniche. Sotto il profilo igienico-sanitario, il recente sopralluogo ispettivo del SISP dell’ASL Brindisi ha riscontrato sul sito la presenza di un cavo/manufatto in eternit scoperto: l’oggetto non è stato attinto o degradato dalle fiamme, ma il Principio di Precauzione impone comunque l’attivazione di una bonifica preventiva con rimozione in sicurezza, della quale si attendono ora il verbale ufficiale dell’ASL e i successivi campionamenti e riscontri tecnici di ARPA Puglia per escludere qualsiasi forma di contaminazione dell’area. «L’Asl non si è mossa da sola: è stato necessario attivare tempestivamente i contatti e nel mentre si è sollecitato l’Arpa Puglia per pretendere i campionamenti sulle polveri, sostituendosi a chi avrebbe dovuto farlo per dovere istituzionale», evidenzia Aurora Scollo. «E nei giorni scorsi, quando la ASL è entrata per un problema di topi, è spuntato un cavo in eternit scoperto. Fortunatamente il manufatto non è stato bruciato, ma il punto è proprio questo: anche solo la sua presenza allo scoperto rappresenta un allarme rosso e richiede una bonifica preventiva con rimozione immediata, in attesa del verbale ufficiale dell’ASL e dei riscontri di ARPA».
L’atto notificato alla Procura della Corte dei Conti e ai Capigruppo Consiliari solleva inoltre un problema economico e logistico non più tollerabile per il quartiere. Il persistere del blocco stradale e dello stato di abbandono del rudere configura un fatto illecito generatore di danno ingiusto ai sensi dell’Articolo 2043 del Codice Civile. Questa situazione sta producendo un drastico e ingiusto deprezzamento immobiliare delle abitazioni adiacenti, che perdono valore di mercato a causa del degrado statico ed estetico del rudere, a cui si aggiunge il lucro cessante dei commercianti locali, i cui negozi sono isolati dalle transenne fisiche in totale assenza di un piano viario alternativo. La logistica del quartiere Martucci è infatti al collasso: in mancanza di un piano coordinato della Polizia Locale, i residenti sono quotidianamente costretti a guidare contromano per accedere alle proprie case, esponendosi a rischi costanti di scontri frontali. Fatto ancora più grave, l’interdizione stradale selvaggia impedisce o ritarda gravemente il passaggio dei mezzi d’emergenza del 118 in “codice rosso” e dei Vigili del Fuoco, integrando la fattispecie di attentato alla sicurezza dei trasporti (Art. 432 c.p.) e interruzione di pubblico servizio. Aurora Scollo rimarca la gravità della situazione economica e logistica: «Non possiamo ignorare l’enorme peso dei costi che grava sui proprietari storici, né il gravissimo deprezzamento immobiliare subito dalle case dei vicini e il crollo dei fatturati dei commercianti isolati dalle transenne. Di tali danni risarcitori sarà chiamata a rispondere patrimonialmente l’Amministrazione Comunale se non favorirà una soluzione rapida e definitiva. Il Comitato esige per questo un piano viario provvisorio e protetto coordinato con la Protezione Civile».
Superata la fase d’urgenza dei lavori strutturali, l’immobile rimarrebbe comunque uno scheletro vuoto, inagibile e spoglio nel cuore di una città a forte vocazione turistica. Per questo motivo, l’atto depositato sui banchi di tutti i Capigruppo Consiliari spinge per l’adozione immediata della proposta urbanistica: la Cessione Volontaria con Perequazione Urbanistica Compensativa. Attraverso questa formula, il Comune acquisisce l’area a costo zero, inserendola nel patrimonio indisponibile dell’ente ed eliminando sul nascere contestazioni per Danno Erariale davanti alla Corte dei Conti. Ai proprietari storici viene invece assegnato un credito di cubatura delocalizzato in altre aree di espansione, monetizzabile sul mercato tramite la vendita a imprese edili locali. Questa soluzione azzera i conflitti, solleva i privati da responsabilità legali enormi e da costi insostenibili per un immobile ormai invendibile, garantendo loro il giusto indennizzo di legge. Lo spazio liberato permetterà finalmente la nascita di una piccola Oasi Verde Lineare, dotata di pavimentazione drenante in chianche tipiche pugliesi, un agrumeto urbano, piante aromatiche come lavanda e rosmarino, un pergolato leggero di bouganville e illuminazione di sicurezza notturna a LED solari a consumo zero per l’ente.
«Ora la palla passa esclusivamente al Comune di Fasano», conclude la promotrice Aurora Scollo. «Ho fatto in modo che questa proposta di perequazione compensativa per una piccola oasi verde arrivasse direttamente sui banchi di tutti i Capigruppo consiliari affinché la politica locale si assuma la responsabilità di dare una risposta immediata e di non far gravare risarcimenti rischiosi sulle casse pubbliche. Spero profondamente che l’amministrazione scelga di dialogare con noi e con i proprietari, perché questa meravigliosa città, e questa meravigliosa comunità, meritano la bellezza di una risposta, non il vuoto di un silenzio e di un rudere abbandonato. Immaginate questo luogo sottratto al degrado visivo e restituito alla vita: la proposta di riconversione in una piccola oasi verde nel centro cittadino con agrumeto, erbe aromatiche, pavimentazione in chianche con sedute e luci a LED solari è un atto di speranza e di assoluto buonsenso. È un progetto in cui si cancella l’impatto visivo delle macerie in una realtà a forte vocazione turistica e si restituisce dignità alla nostra gente. Ed è una soluzione che sa essere giusta con tutti, perché libera i privati proprietari da responsabilità legali enormi e da costi insostenibili per un immobile ormai invendibile, garantendo loro tramite la perequazione compensativa lo sblocco di ogni inutile contenzioso. I cittadini hanno fatto la loro parte; ora spero che il Comune di Fasano dimostri la stessa attenzione e la stessa statura della gente che ha l’onore di governare».


